Articolo ispirato dalla lettura del libro “Scrivere zen” di Natalie Golberg.
“Imparare a scrivere non è un processo lineare. Non esiste nessun sistema logicamente ordinato del tipo a-b-c per diventare un bravo scrittore. Una sola verità, per quanto illuminante, non può risolvere ogni problema”. L’autrice quindi dà molti suggerimenti per la scrittura, talvolta anche contrapposti, come crearsi un angolino comodo per scrivere in casa, al silenzio, oppure provare a scrivere al tavolino di un bar. Una modalità può andar bene in una situazione, una diametralmente opposta andrà bene in un’altra. L’importante è maturare una propria consapevolezza e poi lasciarsi andare.
Leggendo ho avuto la conferma che anche a scuola è bene proporre diversi tipi di esperienza di scrittura, da quella libera ed espressiva alla scrittura più pianificata e revisionata.
Nel capitolo I primi pensieri l’autrice afferma che bisogna valorizzare i primi pensieri che abbiamo, perché “hanno un’energia incredibile”. La prima cosa che ci viene in mente di fronte al foglio. Quello che ci preme nel cuore e forse in gola. Per trovare una strada per loro, bisogna mettere da parte il censore interno, quella parte di noi che ci blocca e rischia di toglierci energia.
Per favorire una via di espressione ai primi pensieri, l’autrice propone L’esercizio a tempo, ossia darsi semplicemente un arco preciso di tempo, 10, 15, 20 minuti, in cui scrivere perdendo il controllo. Non riscrivere, non revisionare, non lasciarsi invischiare dalla logica e lasciarsi trasportare dai primi pensieri. Se questi danno dolore, l’autrice consiglia di continuare comunque a scrivere, se si riesce, e far fluire l’energia nella scrittura, lasciarsi andare all’ispirazione.
Far fluire l’energia è molto importante, come afferma anche Zampognaro in Scrivere l’indicibile. Un’energia emotiva ma anche fisica, per ogni tasto che schiacciamo o per la penna che scorre sul foglio. L’energia fluisce e dentro di noi nasce un nuovo equilibrio.
Intanto c’è un testo che abbiamo scritto con i primi pensieri, quelli più carichi di energia.
Ma perché i primi pensieri hanno più energia?
Perché sono in stretto rapporto con la novità e l’ispirazione, dice l’autrice.
E che cosa potremmo fare a scuola per favorire anche questo tipo di scrittura?
Potremmo dare uno stimolo semplice e potente, che ispiri: un disegno, una breve e semplice poesia, una forte affermazione, un quadro e poi lasciar scrivere a tempo, seguendo ciascuno la propria ispirazione. 15 minuti di scrittura libera. Poi si fa altro.
In seguito, se un ragazzo è contento di ciò che ha scritto, può costruire un altro testo partendo dalle fondamenta forti, cariche di energia, del suo testo lampo.
