Attività sul canto V dell’inferno, con recupero di conoscenze non conquistate negli anni precedenti

Quest’anno insegno in una terza di un istituto professionale agrario. Una classe che per molti motivi, non ultimo il lockdown della scorsa primavera, presenta gravi carenze nelle competenze e nelle conoscenze.

Devo quindi impegnarmi per far sperimentare loro il piacere della lettura e della scrittura; poi per favorire la comprensione del testo, la scrittura e la conoscenza dei principali elementi di narrativa e poesia.

Quest’anno dobbiamo affrontare anche la storia della letteratura, anche Dante. Temo di non farcela, ma gli articoli di colleghi che lavorano con il wrw – quindi in modo laboratoriale, prevalentemente sui testi – anche sulla letteratura, mi ispirano per lavorare su più fronti, anche partendo da brani letterari.

Condivido anche io il mio semplice lavoro, cucito specificamente per la mia classe e sulle carenze via via scoperte, nella speranza di poter essere d’aiuto o d’ispirazione a chi lavora con studenti con lacune.

Guarda l’immagine di questa incisione sul secondo cerchio dell’inferno, quello dei lussuriosi (coloro che eccedono nei peccati della carne).

Che cosa noti? Scrivilo sul quaderno. Confronto in plenaria.

E’ la notte tra venerdì 8 e sabato 9 aprile 1300.

Dante è sceso nel secondo cerchio infernale, ed è entrato quindi nell’inferno vero e proprio. Finora ha visto solo le anime degli ignavi e quelle del limbo, entrambe escluse dall’inferno vero e proprio. 

Da adesso in poi vedrà i dannati veri e propri: “Ora comincian le dolenti note a farmisi sentire; or son venuto là dove molto pianto mi percuote”.

L’ambiente appare buio e inquietante: dappertutto si sente un forte rumore di vento, simile a quello del mare che mugghia in tempesta e infatti il cerchio è percorso da una bufera infernale che trascina e travolge gli spiriti, percuotendoli e sbattendoli con violenza contro la roccia o l’un contro l’altro. Così, dappertutto, si sentono lamenti e bestemmie contro il volere divino. Le descrizioni fanno riferimento ad elementi concreti, sensoriali.

Il peccato punito nel secondo cerchio è la lussuria, ossia l’eccesso di passione carnale. 

In questo cerchio dell’inferno, la pena è determinata da un contrappasso per analogia (somiglianza): i lussuriosi nell’inferno vengono travolti dal vento, così come in vita lo sono stati dalla passione.

Leggo il canto ad alta voce, due strofe di Dante e due di parafrasi; la prima parte in un giorno, l’altra il giorno successivo.

Ora riflettiamo. Dante condanna gli eccessi negli istinti e nei desideri:

“Vivere negli animali è sentire, istinto, mentre nell’uomo è ragione usare: solo i bruti sottomettono la ragione all’istinto”. (dal Convivio, Dante Alighieri).

Lampo di scrittura, in seguito ad una breve riflessione personale. Completa le frasi già iniziate oppure scrivi liberamente sull’argomento

L’istinto secondo me è quando si agisce…

La ragione in me prevale quando…

Gli istinti tendono a prevalere quando…

Sento un conflitto interiore quando…

Le similitudini

Il linguaggio poetico è ricco di espressività grazie anche a figure retoriche che arricchiscono l’immaginazione del lettore. Fra queste una delle più usate è la similitudine, ossia un’associazione di due significati o immagini, tramite il connettivo “come”, oppure “simile a”, “a guisa di” e altre parole di collegamento.

Riflettiamo ora sulle similitudini dei versi 40-51 del quinto canto dell’Inferno.

E come li stornei ne portan l’ali

nel freddo tempo, a schiera larga e piena 

così quel fiato li spiriti mali

di qua, di là, di giù di sù li mena

nulla speranza li conforta mai,

non che di posa, ma di minor pena.

E come i gru van cantando lor lai,

faccendo in aere di sé lunga riga,

così vid’io venir, traendo guai

ombre portate dalla detta briga;

per ch’i dissi: “maestro, chi sono quelle 

genti che l’aura nera sì gastiga?”

Le anime lussuriose spinte dal vento dell’inferno vengono associate a stormi di uccelli che migrano col freddo; e i loro lamenti vengono associati ai versi delle gru (uccelli).

Ora prova anche tu a creare una similitudine. 

Parti da un tuo stato d’animo:

ti senti… (AGGETTIVO PER PARLARE DI UNO STATO D’ANIMO)  come un…

CHIUSO IN CASA MI SENTO COME…

A SCUOLA MI SENTO… COME…

esempi: SEDUTA AL PC MI SENTO TECNOLOGICA COME IL MIO COMPAGNO INFORMATICO

FACCIO LEZIONE ANDANDO IN ONDA COME SE FOSSI UNA GIORNALISTA TELEVISIVA (AHAH)

Ora osserviamo questa immagine: che cosa notiamo?

La storia di Paolo e Francesca è ispirata ad una storia vera del tempo di Dante. Francesca proveniva dalla marina di Ravenna e apparteneva alla famiglia regnante Da Polenta; nella vicina Rimini regnavano invece i Malatesta, rivali dei Da Polenta. 

Tra le due famiglie ci fu un matrimonio combinato per raggiungere uno stato di pace tra Francesca Da Polenta e Ganciotto Malatesta. Francesca però si innamorò del cognato Paolo, con cui tradì il marito. 

Gianciotto sorprese i due nel tradimento e, furioso, li uccise.

Lampo di scrittura. Dante colloca Paolo e Francesca nell’inferno, perché ragiona come uomo del Medioevo, anche dal punto di vista religioso.

Considerando che Francesca era stata costretta ad un matrimonio combinato, tu che opinione hai del suo comportamento? Esprimiti in proposito e spiega il motivo della tua opinione (argomenta)

Schemi di rime

Due parole sono in rima, quando risultano identiche tra loro a partire dall’ultima vocale accentata (ci si riferisce anche agli accenti tonici, ossia a quelli che si sentono, ma non si scrivono)

Esempio:

cuòre

amòre

All’interno di un testo poetico le rime possono essere disposte secondo schemi precisi, consolidati dalla tradizione.

Per indicare lo schema di rima di un verso si usano le lettere dell’alfabeto, in maiuscolo per i versi lunghi, dal novenario in su, minuscole per i versi brevi.

Vediamo alcuni fra i principali schemi di rime:

Rime baciate (schema AABB)

(E. Montale)

Meriggiare pallido e assorto A
Presso un rovente muro d’orto A
Ascoltare tra i pruni e gli sterpi B
Schiocchi di merli, frusci di serpi. B

Rime alternate

( Ugo Foscolo, In morte del fratello Giovanni)

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo A
Di gente in gente, me vedrai seduto B
Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo A
Il fior de’ tuoi gentili anni caduto B

Rime incrociate (o abbracciate)

(Petrarca, Erano i capei d’oro)

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi A
Che n’mille dolci nodi gli avolgea, B
E ‘l vago lume oltra misura ardea B
Di quei begli ch’or ne son sì scarsi A

Rima incatenata

( Dante, La divina commedia, Inferno 1)

Nel mezzo del cammin di nostra vitaA
Mi ritrovai per una selva oscuraB
Ché la diritta via  era smarrita.A
Ahi quanto a dir qual era è cosa duraB
Esta selva selvaggia e aspra e forteC
Che nel pensier rinnova la paura!B

Non sempre le poesie utilizzano gli schemi tradizionali delle rime. Si parla di versi sciolti quando un poeta, pur utilizzando i versi della metrica classica, si sente “sciolto” dall’obbligo delle rime.

rima baciata AABBCC

rima alternata ABAB

rima incrociata ABBA CDDC

rima incatenata ABA BCB CDC

Scegli due strofe del V canto e sottolinea con pastelli diversi le parole che fanno rima tra loro tra due strofe; quindi cerca di capire quale schema di rime fra quelli di cui sopra.

Le rime della Divina commedia sono rime…

Alla fine del percorso sui diversi canti scelti che prova di verifica proporrò? Darò “prove graduali”, allo stesso modo in cui scriviamo gradualmente un testo. Ossia chiederò di ricopiare sulla prova alcune risposte o brani di scrittura e riflessioni su cui abbiamo lavorato durante il percorso. Gli studenti devono quindi solo fare una revisione del testo di ciò che hanno scritto volta per volta sul quaderno e consegnare in un giorno stabilito.