Dante, gli ideali politici e lo scontro con la realtà. Attività sul canto VI dell’Inferno.

I peccatori che incontriamo in questo canto sono i golosi, ma il tema centrale è la politica.

Dante e Virgilio scendono nel terzo cerchio, dove li accoglie Cerbero, cane a tre teste, guardiano del cerchio. 

I peccatori puniti nel terzo cerchio sono i golosi, ossia coloro che non sanno porsi limiti nel mangiare e nel bere bevande.

I peccatori di gola vengono graffiati dagli artigli di Cerbero, il cane a tre teste guardiano del cerchio; inoltre subiscono un’interminabile pioggia e giacciono nel fango, ridotti ad uno stato animalesco.

 Contrappasso: come in vita si erano degradati pensando troppo al cibo, nell’inferno sono degradati nutrendosi di fango maleodorante. 

  G. Stradano, il III cerchio (1587)

L’episodio centrale del canto è l’incontro con il fiorentino Ciacco, soprannome che significa maiale e che gli venne dato per la sua golosità. 

Ciacco si alza dal fango e riconosce Dante; gli dice che pur essendo stato più anziano è morto dopo la nascita del poeta e lui dovrebbe riconoscerlo, ma Dante non se ne ricorda. 

Il poeta-personaggio gli esprime pietà per la sua pena, poi cambia argomento, manifestando interesse per Firenze, e pone tre domande al dannato. Immagina che i morti vedano il futuro e ne riceve conferma ottenendo delle risposte.

Leggiamo il canto.

Ora ritorniamo sui seguenti versi

(vv 61-66)

“Io li rispuosi: “Ciacco, il tuo affanno 

mi pesa sì, ch’a lagrimar mi ‘nvita;

Ma dimmi, se tu sai, a che verranno

li cittadin de la città partita;

s’alcun v’è giusto; e dimmi la cagione

per che l’ha tanta discordia assalita”.

Dante chiede dunque a Ciacco:

  • Tu sai come si concluderà il conflitto della città divisa, ossia tra bianchi e neri, a Firenze? 
  • C’è qualcuno che ha ragione?
  • Perché a Firenze il conflitto è così aspro?

A Firenze, il conflitto tra Chiesa e impero era stato superato con la vittoria dei Guelfi sui Ghibellini. I Guelfi erano i sostenitori della Chiesa contro l’Impero e appunto vinsero. All’interno dei Guelfi, successivamente, a Firenze si formarono due fazioni: i neri e i bianchi. 

I neri erano i nobili; I bianchi erano costituiti dal ceto medio,  imprenditori, artigiani, commercianti o piccola nobiltà dedita agli affari, come nel caso di Dante. 

I neri (i nobili, o magnati) volevano detenere il potere sulla città in alleanza con la Chiesa, avida di terre.

I bianchi (ceto medio) volevano governare – quindi anch’essi volevano il potere – ma conservando l’autonomia del comune rispetto alla chiesa.

Ciacco risponde:

“Giusti son due, e non vi sono intesi;

superbia, invidia e avarizia sono

le tre faville c’hanno i cuori accesi”.

Ci sono due giusti e non sono compresi dagli altri.

Il conflitto è alimentato da superbia, invidia e avarizia.

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Lo dice Ciacco, ma è quello che Dante pensa. 

Dante da giovane si era formato una vasta cultura in vari campi del sapere; filosofia, letteratura, teologia, astrologia, aritmetica, geometria, storia. Poi aveva ascoltato le prediche dei francescani e si apriva a conoscere ciò che avveniva nel mondo in cui viveva. 

Quindi decise di impegnarsi in politica e per farlo si iscrisse all’arte degli speziali, perché sul finire del Duecento Giano della Bella aveva creato gli ordinamenti di giustizia, impedendo ai nobili di esercitare cariche pubbliche. Quindi per candidarsi in politica bisognava essere iscritti ad una corporazione di arti e mestieri.

Dante “è ricercato dal suo partito perché è padrone dei comizi, pronto a rintuzzare con l’esempio piccolo o con il paragone grande, e innanzitutto perché egli incanta il popolo con quel suo inimitabile volgare, che fa vedere a tutti chiaro”. (Mario Tobino, in “Biondo era e bello”).

Dante quindi sa comunicare in una lingua che non è latino né un dialetto. E’ una lingua nuova, il volgare italiano, ricca di espressività e compresa da tutti. 

Breve riflessione scritta:

  • Perché in una forma politica rappresentativa la capacità di comunicare è importante?

Per la sua città, Firenze, Dante si impegna e vorrebbe che ci fosse pace, giustizia e un governo totalmente comunale, che non fosse subordinato ad una chiesa avida di ricchezze terrene. Lui fa parte dei bianchi e con il tempo ricopre diverse cariche, fino a quella di priore. 

Quando i neri presero il potere, sostenuti da papa Bonifacio VIII, Dante venne accusato di corruzione durante il suo servizio come priore a Firenze e venne esiliato per due anni. Non si presentò a giudizio – ritenendo evidentemente l’accusa pretestuosa – quindi venne condannato a morte e subì la confisca di tutti i beni. Morì in esilio, a Ravenna.

Breve riflessione scritta:

“superbia, invidia e avarizia sono

le tre faville c’hanno i cuori accesi”.

superbia, invidia e avarizia sono gli elementi che alimentano il conflitto.

Cerca sul vocabolario (suggerisco treccani on line)  i significati delle tre parole.

La superbia è…

L’invidia è…

L’avarizia è…

Questi tre elementi potrebbero agire ancora oggi nei rapporti umani e quindi nella politica? Potresti fare degli esempi calati nell’attualità?

      –        Per te come dovrebbe essere un politico ideale? Quali caratteristiche dovrebbe avere?

Nelle due strofe viene espressa una similitudine a proposito di Cerbero: spiegala in italiano moderno, indicando il primo e il secondo termine di paragone. Aiutati con la parafrasi, ma esprimiti con parole tue.

“Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,

e si racqueta poi che ‘l pasto morde,

ché solo a divorarlo intende e pugna,

cotai si fecer quelle facce lorde

de lo demonio Cerbero, che ‘ntrona

l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde”

Riflessione finale.

Si può dire che Dante sia stato un grande idealista?