Laboratorio di scrittura all’aperto, nel campo della scuola.

L’esperienza di laboratorio di scrittura, nel vasto campo della nostra scuola, è iniziata come sempre da una lettura. Ho proposto ai miei studenti del biennio la lettura collettiva del brano “La direzione sbagliata”, dello scrittore e regista francese Alain Robbe Grillet – che si era formato inizialmente come agronomo.

Riporto di seguito il testo e il breve esercizio proposto, dopo che ci siamo soffermati su diverse espressioni, nel corso della mia lettura ad alta voce.

La direzione sbagliata di, Alain Robbe Grillet

(1954)

  1. Rileggi il testo e annota le descrizioni e i termini – almeno cinque parole – che ti colpiscono di più.

L’acqua della pioggia si è raccolta dentro un avvallamento non molto profondo che forma in mezzo agli alberi una larga pozza, pressoché circolare, del diametro di una decina di metri circa. Tutto attorno, il suolo è nero, senza la minima traccia di vegetazione  fra i tronchi alti e dritti. Non ci sono cespugli, né ceppaie, in questa parte di bosco. La terra è soltanto ricoperta di un feltro compatto, fatto di rametti e di foglie ridotte alla nervatura, da cui emerge appena qua e là uno strato di muschio, mezzo decomposto. In alto, lungo i fusti, i rami nudi si stagliano nettamente contro il cielo.

    L’acqua è trasparente, ma di un colore bruno. Minuscoli detriti caduti dagli alberi – ramoscelli, bacche svuotate, scaglie di corteccia – si sono depositati in fondo al bacino e là stanno a macerarsi dall’inizio dell’inverno. Nessuno di questi frammenti galleggia però, né viene a rompere la superficie, che è uniformemente sgombra e liscia. La sua immobilità non è turbata neanche dal più lieve alito di vento.

Il tempo si è schiarito. La giornata è al termine. Il sole è basso, a sinistra, dietro i tronchi. I suoi raggi scarsamente inclinati tracciano, su tutta la superficie dello stagno, strette strisce luminose che si alternano con strisce scure più larghe.

Parallela a queste, una fila di grossi alberi si allinea lungo l’orlo dell’acqua, sulla riva di fronte, cilindri perfetti, verticali, privi di rami in basso, si prolungano di sotto in un’immagine nitidissima, molto più contrastata dell’originale che, al confronto, sembra confuso, forse perfino un po’ sfocato. Nel nero dell’acqua, i fusti simmetrici risplendono come se fossero ricoperti da una vernice. Un tratto luminoso ne sottolinea inoltre il contorno in direzione del tramonto.

   Questa veduta mirabile è tuttavia non soltanto rovesciata, ma anche discontinua. Gli sprazzi di sole da cui lo specchio d’acqua è tratteggiato spezzano l’immagine con linee più chiare, regolarmente spaziate e perpendicolari ai tronchi riflessi. La scena resta come velata dall’illuminazione intensa che rivela innumerevoli particelle in sospensione nello strato superficiale dell’acqua. Solo le zone d’ombra, dove le piccole particelle non sono visibili, colpiscono per la loro lucentezza.

Ogni tronco è dunque interrotto, a intervalli all’incirca uguali, da una serie di anelli incerti ( che in qualche modo ricordano l’originale), il che conferisce a tutta questa parte “profonda” del bosco l’aspetto di una quadrettatura.

   A portata di mano, vicinissimo alla riva meridionale, i rami riflessi arrivano fino a certe vecchie foglie sommerse, rossastre ma ancora integre, che spiccano sul fondo melmoso con la loro dentellatura intatta, delle foglie di  quercia.

È apparso sulla destra un personaggio che cammina senza fare rumore sul tappeto di humus, in direzione dell’acqua. Avanza fino alla sponda e si ferma. Siccome ha il sole proprio negli occhi, deve fare un passo di lato per proteggersi la vista.

   Vede allora la superficie striata dello stagno. Per lui il riflesso dei tronchi si confonde però con la loro ombra, in parte almeno, dato che gli alberi che gli stanno davanti non sono proprio rettilinei. Inoltre il controluce gli impedisce ancora di distinguere le cose con chiarezza. E certamente non ci sono foglie di quercia ai suoi piedi.

   Questo posto era la meta della sua passeggiata. O forse, in questo momento, si accorge di aver sbagliato strada? Dopo qualche occhiata incerta attorno, se ne torna verso est attraversando il bosco, sempre in silenzio, pere la strada che aveva preso all’andata.

   La scena è di nuovo sgombra. A sinistra il sole è sempre alla stessa altezza, la luce non è cambiata. Di fronte, i fusti dritti e lisci si riflettono nell’acqua senza increspature, perpendicolarmente ai raggi del tramonto.

   Dentro le strisce d’ombra, risplende l’immagine sezionata delle colonne, capovolta e nera, prodigiosamente tersa.

Ho proposto il laboratorio il giorno dopo la lettura. Mi sono soffermata nuovamente sulla descrizione che l’autore fa del gioco di luci nello stagno, gli elementi naturali, il momento del giorno e altre sensazioni.

Ho quindi chiesto ai ragazzi quanto segue:

  • andiamo nel campo – chi vuole si porta una sedia, oltre al quaderno per scrivere – e ciascuno si sceglie un posto in cui ritrarre il pezzo di natura che ha davanti, con la scrittura;
  • sedetevi separati dai compagni: provate a entrare in armonia con la natura e poi con la scrittura;
  • potete cominciare il vostro brano con il verbo “osservo”, oppure “noto”;
  • descrivete ciò che percepite intorno a voi con i cinque sensi;
  • esprimete anche eventuali pensieri momentanei o cambi di scena improvvisi, come un compagno che passa per scegliere il suo posto.

Dopo aver scelto i loro posti, i ragazzi hanno osservato e si sono concentrati nella scrittura per circa mezz’ora. Un buon risultato, tenendo conto che data la vastità del campo, non sentivano molto la mia presenza e l’ambiente è stato diverso da quello della classe in aula o comunque raccolta in un punto preciso dei cortili esterni. La consegna stessa è stata il loro contenimento.

Durante la scrittura io camminavo da una parte all’altra del campo, avvicinandomi agli studenti almeno per un po’, per chiedere come andasse. Un ragazzo mi ha chiesto di scrivere una poesia – e ovviamente ho risposto di sì, suggerendogli, eventualmente, delle anafore.

Al ritorno in aula, ci siamo confrontati sull’esperienza: diversi studenti, soprattutto quelli con difficoltà di concentrazione, hanno espresso soddisfazione per la loro attività di scrittura.

Nel primo giro di condivisioni sono emersi testi molto interessanti, analitici e profondi e i ragazzi hanno provato molto piacere nel leggerli ai compagni.

Per creare questo laboratorio, mi sono ispirata a un lavoro raccontato da Elisabeth Bing nel suo “Ho nuotato fino alla riga”, un libro ricco di riflessioni sull’esperienza dell’insegnante francese, da poco uscito in una nuova edizione.

Spero che il mio racconto dell’esperienza didattica sia stato utile e ispirante.