Scrivere l’indicibile

“Scrivere l’indicibile”, di Giuseppe Sampognaro, è un saggio sulla scrittura terapeutica nella psicologia della Gestalt. Si tratta dunque di un ambito terapeutico, non scolastico. Però per me è stato utile per comprendere a fondo alcuni meccanismi emotivi che possono causare dei blocchi nella scrittura, anche intesi come blocchi finali, in cui uno studente non vuol consegnare quanto ha scritto e arriva a strappare il suo lavoro.

Che cosa c’è alla base di un blocco nella scrittura?

Abbiamo paura di non avere nulla da dire?

Oppure di dire troppo?

“Perché l’immaginazione è così terrificante che dobbiamo censurarla? Cosa possiamo immaginare che sia, per così dire, inimmaginabile? Un blocco protegge tutto; controlla le cose importanti, e c’è un motivo. Un blocco può funzionare come funziona la depressione, come un modo per tenere l’inaccettabile a distanza, anche mentre ti ricorda continuamente di essere lì”.

Deena Metzer consiglia di provare a raccontare la propria storia indicibile – pur senza svelarla ad altri. E poi di scrivere un’altra storia, su come si sia riusciti a raccontare la prima.

Un altro percorso per far emergere l’indicibile è la scrittura semiautomatica, in cui si scrive come in uno stato di trance, con gli occhi chiusi, lasciandosi andare, in un ambiente protetto. E poi rileggere e scoprirsi.

Altre esperienze indicate potrebbero essere applicate in parte anche a scuola, per integrare la parte oscura o i poli opposti di una personalità.

A partire dagli elenchi mi piace/non mi piace, si potrebbe per esempio chiedere di indicare che cosa si desiderebbe in ciò che non piace; e che cosa si eviterebbe in ciò che piace. Questo contribuirebbe a una maggiore flessibilità mentale e all’integrazione degli opposti.

Un altro modo ancora è quello praticato dalla Bing – ma anche in altre esperienze, come nell’elaborazione di racconti di paura in un laboratorio di scrittura – in cui si fa emergere il mostro che abbiamo dentro, le sue caratteristiche terrificanti, le nostre paure, tutto proiettato in una storia, magari di riscrittura di un mito come quello del Minotauro, oppure in un racconto d’horror. Percorsi che necessitano di un accompagnamento emotivo da parte del conduttore e di un ambiente protetto, quale può essere anche un buon contesto di classe in cui si sia già creato affiatamento.

L’indicibile può emergere anche casualmente, con parole ed espressioni ripetute fra le righe. Un terapeuta può aprire un colloquio su questo con il paziente – o cliente, nel caso del counseling. Un insegnante deve muoversi con cautela, tenendo conto della sensibilità dello studente e del contesto relazionale.

Per dare voce al lato oscuro e all’integrazione degli opposti, si possono anche proporre delle lettere di richiesta con “dritto e rovescio”, ossia scritte prima con un’impostazione di richiesta gentile e successivamente di richieste mosse con arroganza.

L’autore suggerisce altresì la possibilità di far raccontare della volta in cui ci si è sentiti feriti e umiliati e anche di scrivere il finale che si sarebbe voluto.

I lavori in gruppo possono essere rassicuranti perché contengono dal punto di vista emotivo, se il gruppo ovviamente è ben gestito e avviato.

Si può proporre inizialmente un lavoro di presentazione di sé. E successivamente la scrittura di come un compagno potrebbe vederci.

Inoltre si può proporre di scrivere una breve storia o anche una semplice frase a partire da un’immagine proiettata su uno schermo. E poi confrontarsi in gruppo sulle diverse storie emerse. Ci si vede così come parte del gruppo e anche come distinti dal gruppo. Allo stesso scopo può essere utile l’attività di scrittura di un testo che abbia per protagonista il gruppo stesso, come entità a sé stante rispetto ai singoli membri.

La scrittura nella psicologia della Gestalt viene concepita come atto di creazione di un contatto con sé stessi e con l’altro.

La lettura di “Scrivere l’indicibile” mi ha rinforzata nella consapevolezza di quanto sia delicato il lavoro di scrittura nelle classi e di quanto ci sia da costruire per diffondere nuove pratiche di lavoro e di correzione dei testi. La scrittura è un atto importante anche della personalità e va accolta con cautela e rispetto.

Consiglio la lettura di questo testo a chi abbia un’infarinatura di psicologia della psicologia della Gestalt.