In quarta superiore comincio l’anno con la lettura di alcune fiabe de Lo cunto de li cunti, di Giambattista Basile, un’opera in cui ritroviamo l’immaginario popolare legato a un mondo fiabesco e all’ambientazione nei boschi di un antico paese della Basilicata. Fiabe raccolte in una cornice complessa e raccontate con uno stile teatrale, di cui alcune riprese da Perrault e dai fratelli Grimm e poi dalla Disney.
Inizio con una fiaba tradotta in italiano contemporaneo in un libro di Dario Amidei, “Guarire con Basile” – titolo che si spiega con una postfazione riflessiva dell’autore dopo ciascuna fiaba.

Petrosinella, di Giambattista Basile
C’era una volta una donna in dolce attesa chiamata Pascadozia che un giorno, affacciandosi a una finestra che dava sull’orto di un’orchessa, vide una bella aiuola di prezzemolo. Le venne una tale voglia di mangiarlo che si sentì svenire e così, non potendo resistere, quando l’orchessa uscì di casa, s’introdusse furtivamente nel suo orto e colse una grossa manciata di prezzemolo. Quando però l’orchessa tornò, volendo fare la salsa, si accorse subito che era passata una falce malandrina.
“Mi si possa scardinare l’osso del collo” disse furibonda “se non acchiappo quel manico d’uncino che mi ha derubato e non lo faccio pentire. Gli farò imparare a forza di schiaffoni a mangiare nel suo tagliere e a non scucchiaiare nelle pignatte altrui”.
La povera Pascadozia, ignara di essere stata scoperta, continuò scendere nell’orto, finché una mattina fu sorpresa dall’orchessa che andò su tutte le furie.
“Ti ho acchiappato, ladra malandrina!” disse inviperita. “Forse mi paghi l’affitto di quest’orto visto che ci vieni senza farti scrupolo di rubare le mie erbe? Parola mia, che non ti manderò di certo a Roma per fare penitenza!”.
La disgraziata Pascadozia tentò di discolparsi in tutti i modi, dicendo che non aveva commesso quel peccato per gola o per ingordigia, ma perché era gravida e aveva paura che la creatura nascesse con la faccia seminata di prezzemolo.
“La sposa non si accontenta certo di parole!” rispose l’orchessa sempre più stizzita. “Non mi prendi all’amo con queste tue chiacchiere! Tu hai finito di vivere se non prometti di darmi la creatura che partorirai, maschio o femmina che sia”.
La povera Pascadozia, per scampare al pericolo immediato, giurò solennemente con una mano sull’altra e così l’orchessa la lasciò libera.
Le settimane passarono e quando venne il tempo del parto nacque una bambina bellissima, un vero gioiello, che aveva sul petto un ciuffetto di prezzemolo e per questo fu chiamata Petrosinella. La creatura crebbe forte e sana e quando ebbe sette anni fu mandata a scuola.
“Dì a tua mamma di ricordarsi della promessa!” le ripeteva l’orchessa ogni volta che la incontrava per strada.
E ripeté talmente tante volte quel ritornello che alla fine la povera mamma non riuscì più a sopportare quella musica e le cedettero i nervi.
“Se incontri la solita vecchia e ti chiede di quella maledetta promessa” disse un giorno esasperata “tu rispondi: prenditela!”.
Petrosinella, che non sapeva della promessa, quando incontrò l’orchessa che le disse la solita frase, innocentemente, le rispose come le aveva detto la mamma e, così, quella donna malvagia la prese per i capelli e se la portò in un bosco buio e tetro dove non entravano mai i cavalli del Sole. Fece sorgere con un incantesimo una torre senza porte e senza scale e ci chiuse Petrosinella.
C’era solo una finestrella, attraverso la quale l’orchessa saliva e scendeva, afferrandosi ai lunghissimi capelli della ragazza, come fa di solito il mozzo sulle sartie dell’albero della nave.
Un giorno, mentre l’orchessa era lontana, impegnata nelle sue losche faccende, Petrozinella mise la testa fuori da quel buco e distese le sue trecce al Sole. Passò di lì un principe, il quale, vedendo quelle due bandiere d’oro che chiamavano le anime ad arruolarsi nell’esercito dell’Amore e ammirando tra quelle onde preziose l’affascinante volto di una sirena che incantava i cuori, s’incapricciò oltre misura di tanta bellezza. Il giovane innamorato inviò a Petrosinella un memoriale di sospiri e fu decretato che la fortezza si arrendesse alla sua grazia. La trattativa andò così bene che il principe ebbe cenni di capo in cambio di baci soffiati da lontano, strizzatine d’occhi in cambio di riverenze, ringraziamenti in cambio di profferte, speranze in cambio di promesse e parole gentili in cambio di salamelecchi. La cosa continuò per più giorni e i due giovani presero tanta confidenza che giunsero alla decisione di incontrarsi da vicino. Sarebbe avvenuto di notte, quando la Luna gioca a passera muta con le stelle e Petrosinella, dopo aver dato un sonnifero all’orchessa, avrebbe tirato su il principe con i suoi capelli.
All’ora stabilita il giovane arrivò alla torre, fece calare con un fischio le trecce a Petrosinella, le afferrò saldamente con entrambe le mani, venne tirato su, entrò agilmente nella camera dalla finestrella, si fece un pranzetto di quel prezzemolo in salsa di amore e, prima che il Sole insegnasse ai suoi cavalli a saltare nel cerchio dello zodiaco, scese per la stessa scala d’oro e se ne andò a fare i fatti suoi. Poiché la cosa si ripeté molte volte, alla fine i due giovani vennero scoperti da una comare del’orchessa, purtroppo molto pettegola, che fu felicissima di rimestare nel torbido. Spifferò all’orchessa che Petrosinella si frequentava con un certo giovane e la esortò a stare attenta, perché le cose erano andate molto avanti e non si poteva prevedere dove quei due avessero intenzione di arrivare. L’orchessa ringraziò la comare dell’avvertimento e le disse che sarebbe stata con gli occhi ben aperti anche se non era possibile che Petrosinella riuscisse a fuggire, poiché le aveva fatto un incantesimo e se non avesse avuto in mano tre ghiande magiche che erano nascoste in una trave della cucina, filarsela sarebbe stata per lei un’impresa fallita in partenza. Mentre però le due comari facevano queese chiacchiere, Petrosinella, che stava con le orecchie spalancate, sentì tutto il ragionamento. Quando la Notte stese i suoi vestiti neri per preservarli dalle tarme e venne come al solito il principe, la ragazza lo fece salire sulle travi per cercare le ghiande che sapeva come usare per essere stata addestrata alla magia dall’orchessa. Dopo averle fortunatamente trovate, i due innamorati si costruirono una scala di spago con cui scesero dalla torre e, appena misero piede a terra, fuggirono correndo a perdifiato verso la città. Purtroppo però, mentre uscivano, vennero visti dalla comare che cominciò a correre dietro agli innamorati. I due giovani, vedendola arrivare verso di loro più veloce di un cavallo imbizzarrito, in un primo momento si sentirono perduti, ma poi Petrosinella si ricordò delle tre ghiande, ne gettò una a terra e subito spuntò un terribile cane corso che, abbaiando con la bocca spalancata, corse verso l’orchessa per farsene un boccone. La donna, però, che era più furba del diavolo, mise una mano in tasca, tirò fuori una pagnotta e, gettandola al cane, gli fece abbassare la coda e sbollire la furia. Ricominciò a correre dietro ai fuggitivi e, visto che si avvicinava sempre di più, Petrosinella gettò la seconda ghianda: immediatamente ne uscì un feroce leone che, sbattendo la coda a terra e scuotendo la criniera, con due palmi di gola spalancata, si preparò a inghiottire l’orchessa. Quella donna malvagia, però, torno indietro, scorticò un asino che pascolava in un prato, si mise addosso la sua pelle e corse di nuovo verso quel leone, che, credendola un vero asino, ebbe così tanta paura che fuggì a gambe levate. Sembra incredibile, ma quel leone da cucciolo era stato colpito in faccia da un asino con un calcio e da allora non si era più ripreso.
Superato quel secondo ostacolo, l’orchessa tornò a inseguire quei poveri giovani che, sentendo il rumore dei passi e vedendo la nuvola di polvere che s’alzava fino al Cielo, capirono che stava di nuovo arrivando. Quella donna malvagia, temendo che il leone tornasse a inseguirla, non si era tolta la pelle dell’asino e, quando Petrosinella gettò a terra la ghianda, apparve un lupo che, senza dare tempo all’orchessa di trovare un nuovo espediente, se la inghiottì come fosse un asino.
Gli innamorati, finalmente fuori dai guai, se ne andarono pian piano nel regno del principe, dove, con il consenso del padre re, si sposarono e dopo tutto quello che avevano passato, scoprirono che un’ora di buon porto fa dimenticare cent’anni di tempeste.
Dialogo sulla fiaba e sulle connessioni con Raperonzolo.
Alla seconda lettura, annota le scene principali della fiaba.
Poi rifletti sui personaggi: Pascadozia, Petrosinella, L’orchessa e il principe. Considera le loro azioni (nel simbolo della mano); i loro sentimenti, per come li intuisci (cuore); il loro pensiero (cervello).
| Mano (azioni principali) | Cuore ( probabilli sentimenti ) | Cervello (che cosa pensano) | |
| Pascadozia | |||
| Petrosinella | |||
| Orchessa | |||
| Principe |
Elabora un riassunto.
Strategia :
QUANDO RIASSUMI, RICORDA DI DIRE GLI EVENTI Più IMPORTANTI, IN ORDINE DI AVVENIMENTO.
Quando riassumi, ricorda di dire gli eventi più importanti, in ordine.
- Che cosa succede all’inizio?Presenta la situazione iniziale o esordio.
Due amici, di notte, cercano di aprire … Oppure C’era una volta…
- Che cosa succede in seguito?
Si trovavano lì perché…
Pascadozia cedette alle richieste dell’orchessa e successe che… e poi che…
- Come si conclude la storia?
Alla fine…
Riflettiamo con lo schema a Y:
Impressioni: che cosa ti ha colpito nella trama? Che cosa noti di particolare nel testo? Rileggi attentamente e annota almeno un paio di momenti o espressioni linguistiche che ti colpiscono.
Connessioni con altri testi: la fiaba ti ricorda altre fiabe, cartoni animati o film? Quali punti in comune emergono e quali differenze?
Connessioni personali guidate: ti è mai capitato di dover lottare per raggiungere un obiettivo?
Ti sei mai sentito bloccato come se fossi rinchiuso in una torre senza porte?
Quando ti senti in difficoltà, prendi iniziative personali per cercare di uscire dalla situazione?
Domande: ti sei posto almeno una domanda sulla fiaba?
Ragioniamo ora sui personaggi principali, Pascadozia, Petrosinella, l’orchessa e il principe, utilizzando il seguente schema. Conosciamo le azioni di ciascun personaggio; il resto lo possiamo dedurre. Proviamo.
| CUORE | CERVELLO | MANO |
| Che cosa prova il personaggio | Che cosa pensa | Quali azioni compie |
| Personaggi aiutanti di Petrosinella | Personaggi oppressori |
Condivisione in plenaria.
Ora lavoriamo sugli elementi simbolici della fiaba.
Riesci a individuare elementi naturali (anche parti del corpo), oggetti, strumenti che hanno una particolare rilevanza nella narrazione?
Prova ad analizzarli, seguendo lo schema seguente:
| Elemento simbolico | Che cosa è/a che cosa serve | Le caratteristiche e la funzione dell’elemento nella narrazione | Possibile significato simbolico |