
Stamattina ho sperimentato in classe – la seconda di un istituto agrario professionale – la riscrittura semiautomatica di alcune scene di Cappuccetto Rosso, la prima fiaba che analizziamo nel profondo.
Nei giorni precedenti avevamo letto il testo integrale e dialogato sui significati simbolici di alcuni elementi: il rosso, i fiorellini del sentiero, il lupo e il cacciatore.
Stamattina ho chiesto ai ragazzi di rileggere le annotazioni scritte a proposito della scena che li aveva maggiormente colpiti, e poi di scegliere un personaggio nelle vesti del quale rivivere quel momento.
Ho quindi chiesto di scrivere un monologo dal punto di vista del personaggio scelto: che cosa vede? Che cosa sente? Che cosa fa questo personaggio?
I ragazzi sono partiti dal momento scelto, ma poi hanno preso altri sentieri, proprio come Cappuccetto rosso, esprimendo sé stessi. Ho dato loro quindici minuti di tempo. Ho chiesto di scaldarsi le mani per benino, strofinandosele, per potersi lasciare andare alla scrittura senza badare alla forma, connettendo il cuore alla penna. Ho anche fatto partire della musica classica per scrivere, che ho scaricato in una mia cartella su Spotify.
I ragazzi si sono concentrati – tutti (ventitré presenti) – e hanno scritto con molto coinvolgimento. Erano uno spettacolo. Alcuni hanno voluto continuare anche dopo i quindici minuti!
Il momento delle condivisioni in cerchio è stato oltremodo interessante, sia nella prospettiva di un futuro adattamento teatrale con la scrittura collaborativa; sia per la creatività emersa . Quando anche la ragazza che non scriveva mai mi ha mostrato quanto avesse scritto e si scrollava la mano per la stanchezza, mi sono commossa. È stata una liberazione. Lei ha scritto che il lupo e Cappuccetto rosso avrebbero fatto un tratto di strada insieme, di comune accordo, prima di tornare a litigare. Per un altro, il lupo non è cattivo ma stupido e il modo in cui lo ha detto mi ha fatto pensare tanto. Per un altro ancora, il lupo avrebbe mangiato tutti con soddisfazione, anche il cacciatore. Uno studente, infine – di quelli che scrivevano poco e male- ha scritto un bellissimo brano immedesimandosi in un narratore che sconvolge tutta la fiaba, scrivendo in modo fresco e finalmente libero.
Una liberazione, ecco che cosa è stata questa esperienza, insieme alla riappropriazione della scrittura come mezzo espressivo di sé. Liberazione di parti di sé dietro le maschere dei personaggi, nel bosco di Cappuccetto Rosso, armeggiando con la penna come con il fucile del cacciatore, senza temere il giudizio.
Un lavoro di scrittura che ripeteremo con altre fiabe e miti. Poi decideremo su quali lavorare con la scrittura collaborativa, con l’intero processo di scrittura, fino alla pubblicazione, per crearne testi teatrali.