Percorso argomentativo – espositivo sull’argomento “legalizzazione della cannabis” – classe IV secondaria di secondo grado

Seguendo i suggerimenti sul testo argomentativo, in 180 days: Two Teachers and the Quest to Engage and Empower Adolescents, delle professoresse Kittle e Gallagher, in quarta sono partita dall’analisi di brevi articoli informativi che potessero suscitare dubbi, perplessità e polemiche e quindi portare poi ad un eventuale testo di opinione.
 Ho anche scelto argomenti attuali e interessanti per i ragazzi. Nella prima settimana di scuola ne avevo proposto uno sul green pass, su cui gli studenti hanno fatto emergere le questioni spinose e irrisolte del provvedimento.
L’altro giorno ho invece proposto la lettura di un articolo del sito “La legge per tutti” sulla proposta di referendum per la legalizzazione della cannabis.

Sul sito “referendumcannabis.it“, dove è possibile firmare online, nel disclaimer in prima pagina si legge che «il referendum elimina il reato di coltivazione, rimuove le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e cancella la sanzione amministrativa del ritiro della patente». Questa sanzione è prevista non solo per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (e ad oggi la cannabis è considerata tale), ma è anche disposta in tutti i casi di detenzione, dunque si applica anche quando la condotta non costituisce reato e la sostanza è destinata esclusivamente all’uso personale. Il referendum incide solo su quest’ultimo aspetto, non sul primo, quindi il conducente drogato rimane punibile; ma procediamo con ordine.

Il quesito referendario già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale [1], e che dunque costituisce la base di riferimento se si andrà a votare, incide sui seguenti tre aspetti:

  • abolisce il reato di coltivazione di cannabis, attualmente previsto dal Testo Unico sugli stupefacenti [2] (tecnicamente ciò avviene eliminando la parola «coltiva» dall’elenco delle condotte vietate);
  • cancella le pene detentive previste per questa condotta [3], che oggi consistono nella reclusione da due a sei anni;
  • elimina la sospensione e il ritiro della patente di guida (o il divieto di conseguirla) per chi coltiva cannabis [4], ma non per chi si mette al volante sotto l’uso di tale sostanza.

È importante considerare che il quesito è stato formulato in maniera unitaria, cioè le tre domande proposte (e che nella scheda di voto saranno precedute dalla formula, rivolta ai cittadini: «Volete voi abrogare….?») sono “in blocco”; quindi, non sarà possibile votare in maniera disgiunta, cioè in modo favorevole ad alcune e contrario ad altre; tutto ciò a meno che la Corte Costituzionale ne ammetta solo alcune tra quelle proposte e che ti abbiamo indicato: in tal caso, il quesito sarà ridotto e il voto riguarderà solo esse.

Dopo la lettura, ho quindi chiesto di scrivere sul quaderno quanto segue: quali questioni – domande e polemiche – può suscitare la proposta di questo referendum, secondo te?

Anche i ragazzi a favore della legalizzazione sono riusciti a far emergere possibili dubbi di chi non sarebbe d’accordo.

È seguito un confronto in plenaria.

Dopo il confronto, partendo dai dubbi e dalle domande emerse, abbiamo stilato una lista di informazioni da reperire con ricerche mirate, che gli studenti affronteranno in piccoli gruppo:

  1. Cannabis: che cos’è e come si coltiva;;
  2. Gli effetti dell’uso della cannabis sul cervello, sia nei giovani che negli adulti, alla luce degli studi più recenti.
  3. Che tipo di cannabis circola e come viene assunta;
  4. Quale tipo di cannabis circolerebbe se venisse legalizzata;
  5. Quali introiti per la criminalità organizzata? (Esamina gli articoli di Gratteri e Saviano nel materiale fornito dall’insegnante)
  6. Lo stato potrebbe produrre facilmente la cannabis e trarne anche un guadagno?
  7. I danni dell’assunzione della cannabis rispetto a quelli dell’assunzione di alcool.

La prossima volta, quindi, gli studenti faranno una breve ricerca in orario di lezione, che esporranno in un breve testo e poi oralmente, a tutta la classe, in modo che tutti possano padroneggiare al meglio l’argomento.

Quindi passeremo al testo argomentativo vero e proprio, di cui ripasseremo alcune caratteristiche, anche con lo studio di due articoli sulla tematica proposta, uno con un’ intervista al procuratore antimafia Gratteri; l’altro di Saviano: pareri opposti sulla legalizzazione della cannabis.

Intervista al procuratore Gratteri (risale a qualche anno fa):

Gratteri: “Cannabis legale immorale e inutile, non servirebbe a colpire le mafie”

Per il procuratore di Catanzaro la liberalizzazione delle droghe leggere non serve a contrastare la criminalità organizzata ed è sbagliata dal punto di vista etico

di GIUSEPPE BALDESSARRO

“SE le rispondo da uomo, le dico che uno Stato non può legalizzare l’uso di sostanze che provocano danni alla salute dei suoi cittadini. Se vuole una risposta da magistrato, aggiungo che se l’obiettivo è quello di eliminare uno dei business più redditizi delle mafie è una sciocchezza “.

Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, da anni impegnato nella lotta al narcotraffico, non ha mai cambiato idea. Per lui la liberalizzazione delle droghe leggere è sempre stata una follia. Inutile per il contrasto alle mafie e sbagliato dal punto di vista etico e morale.

Procuratore, la pensa sempre alla stessa maniera?
“Assolutamente sì, legalizzare le droghe sia pure leggere sarebbe sbagliato ed inutile. Io credo che in una democrazia compiuta non si possa pensare di rendere accessibile sostanze dannose per i suoi cittadini, lo trovo immorale. Inoltre prima di discutere di cose del genere bisognerebbe farlo a ragion veduta, ascoltando chi i problemi li ha vissuti sulla propria pelle. Le faccio un esempio: nei giorni scorsi sono stato in una comunità di recupero vicino Catanzaro e le persone che si trovano lì mi dicevano che le droghe leggere non vanno legalizzate perché loro hanno cominciato con quelle. Se dobbiamo discutere di questi temi perché non andiamo a sentire anche loro? Di questi argomenti bisogna parlare soprattutto con i dati alla mano e mai facendo filosofia o dichiarazioni di principio”.

E i dati che dicono?
“I dati dicono che anche sul piano della contrasto alla criminalità organizzata, legalizzare la cannabis non aiuta a colpire le mafie. La quota di affari legati al- le droghe leggere si aggira attorno al 5% del totale. Di questo 5% tre quarti è consumato da minorenni a cui comunque lo Stato non potrebbe vendere. Il mercato riguarda dunque le briciole, si tratta di cifre ridicole. Organizzazioni come la ‘ndrangheta muovono cocaina ed eroina per miliardi di euro in tutto il mondo, cosa vuole che sia il mercato dell’erba? Mi creda sono spicci e, in ogni caso, la legalizzazione non consentirebbe comunque di intaccare quel mercato. Lo Stato non è concorrenziale”.

In che senso?
“Le mafie per coltivare canapa o importarla dall’estero non pagano luce, acqua e personale, se lo Stato legalizza invece dovrà assumere operai, pagare acqua, luce, il confezionamento, il trasporto. Si è fatto un esperimento a Modena creando delle serre, e si è capito che in questo modo un grammo costerebbe 12 euro. Sa quando costa sul mercato un grammo di stupefacente leggero? Dai 3 ai 5 euro. Tre volte in meno di quello prodotto dallo Stato. Solo in pochi si rivolgerebbero al mercato ufficiale, altri preferirebbero il mercato nero. Soprattutto lo preferirebbero i più

giovani. Non funzionerebbe”.

Insomma, sarebbe inutile.
“Una perdita di tempo, l’Italia ha ben altre priorità legislative. Tuttavia ribadisco: se proprio si deve discutere di legalizzazione lo si faccia con competenza”.

Articolo di Roberto Saviano (anch’esso vecchio di qualche anno, per la verità, ma ancora attuale nei contenuti proposti):

Legalizzazione cannabis, così può indebolire mafie e terrorismo

L’analisi. Le parole d’ordine siano: “Non voglio drogarmi, odio il consumo, per questo sono a favore” del disegno di legge che arriva finalmente in Parlamento

PARLARE di legalizzazione delle droghe leggere (lo faccio da anni) non è affatto semplice. E sapete perché? Perché legalizzare viene percepito come “fate pure”, anzi “fatevi pure”. Anche adesso che in Parlamento finalmente comincia la discussione sul disegno di legge, la confusione tra legalizzazione e incentivo a fare uso di droghe è il grande equivoco su cui discutere. Legalizzazione è esattamente il contrario della promozione al consumo. Legalizzare significa portare alla luce ciò che fino ad ora è stato avvolto dall’oscurità più cupa del mercato nero. Legalizzare le droghe leggere farà estinguere le mafie? Nemmeno a parlarne.

Legalizzare le droghe leggere farà scomparire completamente il mercato illegale? Ovviamente no. E allora perché legalizzare? Perché legalizzarle indebolirà le mafie sottraendo loro capitali e allo stesso tempo ridimensionerà il mercato illegale. Chi vorrà fumare uno spinello preferirà di certo sostanze controllate che si possono acquistare regolarmente, senza incorrere in sanzioni, e non andrà a cercare un pusher giù in strada, non chiamerà lo spacciatore che si “leva” il fumo in casa, inventando parole in codice al telefono per capire se è un momento buono per andare a prenderlo o no.

Roberto Saviano: I vantaggi della legalizzazione della cannabis

Eppure è così difficile fare breccia nei ragionamenti di chi è contrario senza appello. Di chi non vuole sentire ragioni perché – dice – “non si può scendere a patti con le mafie”, “non si può accettare il male minore”, “si devono debellare le droghe, non renderle legali”. Chi potrebbe dirsi contrario, teoricamente, a questi principi? Il genitore che teme per i propri figli? Il fratello che ha scoperto che il piccolo di casa fuma spinelli di nascosto? Non scherziamo: a nessuno verrebbe in mente di mettere in discussione questi principi generali. Ma dobbiamo fare i conti con il mondo reale. E il mondo reale è quello in cui chi fuma due pacchetti di sigarette al giorno (ma anche uno) rischia di ammalarsi di cancro. Il mondo reale è quello in cui quando bevi tre cocktail sei pericoloso per te stesso e per chi trovi sulla tua strada se poi ti metti al volante. In Italia le vittime del tabacco sono stimate sulle 80mila all’anno. Le vittime dell’alcol 40mila. E invece non c’è una sola vittima causata da droghe leggere. Nemmeno una.

Non convincerò gli scettici dicendo che applicando alla cannabis la stessa imposta del tabacco lo Stato incasserebbe in tasse tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. Ma forse potrei richiamarli alla responsabilità ricordando che le droghe leggere sono merce di scambio tra organizzazioni criminali e organizzazioni terroristiche. Sapete come è stato finanziato l’attentato in Spagna del 2004? Con l’hashish che i gruppi vicini ad Al Qaeda hanno venduto anche alla camorra napoletana. Lazarat, in Albania, la capitale mondiale della marjiuana, è finita sotto il controllo di gruppi criminali che sostengono Daesh. L’Is controlla ormai una produzione da oltre 5 miliardi di dollari. Sì, l’erba e l’hashish sono diventati gli strumenti primi di finanziamento delle organizzazioni fondamentaliste. E legalizzare sarebbe adesso un modo per sottrarre alle organizzazioni criminali tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro l’anno.

Dove voglio arrivare? Esattamente qui: se il mondo che viviamo non ci piace, abbiamo davanti a noi due possibilità. La prima è pensare al mondo ideale che vorremmo e quindi percepire come compromissorie tutte le misure intermedie, quelle che intervengono riformando gradualmente, e che siccome non riescono a risolvere il problema immediatamente e nella sua totalità vengono avvertite come inutili. L’idealità sarà salva: ma la realtà va in rovina sempre più, allontanandosi dunque irrimediabilmente da quel mondo tanto ideale quanto irraggiungibile. La seconda possibilità che abbiamo è quella di provare a “riformare” la realtà che viviamo: procedendo per tentativi, ragionando, misurandosi con la complessità dei problemi reali. Esempio. Le mafie esistono, fanno affari con il traffico di droga, ma anche con edilizia, appalti, servizi, gioco d’azzardo, ovunque c’è una falla nel sistema, o meglio, ovunque c’è una “domanda” a cui fare corrispondere un’ “offerta”. Ma di tutti questi ambiti il più redditizio resta il mercato degli stupefacenti. Perché è il più rischioso: ma è anche quello che procura i capitali per poter poi occuparsi di tutto il resto. Dove credete infatti che le organizzazioni trovino la liquidità per corrompere amministratori pubblici e politici? Dove credete che trovino le risorse per poter creare dal nulla aziende competitive sul mercato, che anzi con il mercato a volte non devono nemmeno confrontarsi perché guadagnano altrove e lì ripuliscono solo?

La risposta a tutte queste domande non può essere il solito mantra: “Anche Paolo Borsellino era contro la legalizzazione”. E non solo perché Borsellino diceva innanzitutto una cosa diversa: “Non bisogna stabilire una equazione assoluta tra mafia e traffico di stupefacenti, la mafia esisteva ancora prima e probabilmente, se mai dovesse scomparire il traffico di stupefacenti, la mafia esisterà anche dopo. È da dilettanti di criminologia pensare che legalizzando il traffico di droga, sparirebbe del tutto il traffico clandestino”. Giustissimo: infatti la mafia non scomparirà. Ma dovrà leccarsi le ferite: perché uno Stato che legalizza le droghe leggere è uno Stato forte che non ha paura di combattere. Guardiamo poi i dati. Il Portogallo nel 2001 depenalizza la cannabis e lì in 15 anni diminuisce il consumo. L’Uruguay nel 2013 e il Colorado nel 2014 ne legalizzano il commercio a scopo ricreativo: e anche lì il consumo diminuisce invece di aumentare.

Ma non basta. Chi continua a opporsi alla legalizzazione ragiona più o meno così: se le droghe leggere venissero legalizzate si incrementerebbe il mercato di droghe più pericolose che lo Stato non potrebbe affatto legalizzare (droghe chimiche, cocaina, eroina). Ma perché mai? Se le droghe leggere divenissero legali, chi ne faceva uso prima potrebbe continuare a farlo senza rischiare sanzioni. Il mercato delle droghe, come ogni altro mercato, è fatto di domanda e offerta. E oggi le organizzazioni criminali rispondono perfettamente alla domanda di droghe diverse da quelle leggere, essendo un ambito nel quale le mafie hanno maniacale attenzione. È evidente come su questo fronte non cambierebbe nulla e chi oggi fa uso di droghe leggere non inizierebbe certo a fare uso di cocaina, eroina o metanfetamina solo perché quelle leggere sono diventate legali. Sembra una barzelletta: Tizio fino a ieri fumava solo spinelli, ma da quando lo spinello è legale, per il gusto di trasgredire, ha deciso di sniffare cocaina. A me sembra un ragionamento assolutamente privo di buon senso. E a voi?

Ecco perché il fatto che il Parlamento oggi discuta una legge moderna sulla legalizzazione è già un atto rivoluzionario. Certo la speranza è che non diventi, come è successo con il ddl Cirinnà sulle unioni civili, bersaglio della politica più retrograda. Non permettiamo che la discussione si concentri unicamente sulla coltivazione della canapa a uso terapeutico ma pretendiamo invece responsabilità: è della legalizzazione della cannabis a uso ricreativo che si deve discutere, unico strumento che abbiamo per arginare lo strapotere delle organizzazioni criminali e per far diminuire il consumo. La repressione ha fallito. È tempo che Parlamento e politici italiani prendano posizione a favore di questa legge e lo facciano con fermezza. Basta con le questioni di principio: è con i dati alla mano che bisogna lavorare per indebolire le mafie. I 1.300 emendamenti presentati da Area popolare e il silenzio, su questo, del presidente del consiglio dimostrano, ancora una volta, come la politica non riesca a liberarsi da quella zavorra che ha un nome preciso: e si chiama ricerca del consenso. Nel senso più semplicistico di voti – e potere. Invece le nuove energie sociali e lo sviluppo si sprigionano proprio dal coraggio in tema di diritti, come accaduto per la legge sulle unioni civili: sbilenca, ma almeno esistente. Per questo il mio appello è rivolto soprattutto a chi non ha mai pensato minimamente di fare uso di droghe leggere né di volerne un uso di massa. Le parole d’ordine, insomma, sono “non voglio drogarmi, odio il consumo. E per questo legalizzo”.

In seguito alla lettura di questi articoli, elaboreremo il testo argomentativo, con l’aiuto di strategie per i seguenti passaggi:

  • Raccolta delle proprie idee e delle prove;
  • Ipotesi struttura dei paragrafi;
  • Come costruire un incipit efficace;
  • Scrittura vera e propria;
  • Revisione del testo.

Spero di aver offerto qualche spunto utile per il lavoro in classe.

Sono graditi i commenti. A presto.

Margherita Scotto di Perta