
Lo scienziato americano Robert Warren, nel 1946, si trova in Groenlandia insieme ad altri studiosi, per ricerche scientifiche, presso una base militare. L’uomo si sente fallito a livello professionale, perché aveva contribuito, suo malgrado, alla costruzione della bomba atomica, che uccise tanti esseri umani. Si sentiva fallito anche rispetto alla vita sentimentale, perché si era dedicato più ai suoi studi che a sua moglie e al figlio che era morto nella seconda guerra mondiale. Il rimorso gli fa desiderare e tentare il suicidio, ma proprio nel momento in cui ha il corpo teso su una scogliera, intravede un bagliore nel ghiaccio e si ferma. Si avvicina al corpo di chi rappresenterà poi la sua “seconda possibilità”. Scopre un bambino sepolto nel ghiaccio che dà ancora segni di vita. Il medico della base militare e lo scienziato, si attivano per far rinvenire il bambino e se ne occupano investendo in lui anche a livello affettivo, soprattutto lo scienziato. Dopo aver messo il bambino al sicuro dalle intenzioni dei militari, intenzionati ad usarlo per ricerche scientifiche, ma disinteressati all’aspetto umano, lo scienziato Bob Warren si occupa di lui, vivendo appieno una sua seconda possibilità come padre.
Ho trovato molto coinvolgenti le ricerche di Bob Warren e di un’amica di famiglia volte a comprendere le origini del ragazzo, i suoi luoghi, il suo tempo, e il mistero del suo ritrovamento nel ghiaccio.
Il romanzo conta 220 pagine e ha diversi flashback, un narratore onnisciente e due principali punti di vista, narrati con un diverso font grafico, per cui il passaggio risulta piacevole: i pensieri del bambino che proviene dal passato sono raccontati in corsivo. Consiglierei questo romanzo a giovani lettori di terza media e del primo biennio delle superiori.
“Jim era stato qualcosa che gli era appartenuto. Jim era stato la sua seconda possibilità. Non sempre capita di avere una seconda possibilità nella vita. Ora sapeva che cosa avrebbe fatto del tempo che gli restava, delle occasioni perdute. Immaginare poteva esserer un buon punto da cui ripartire. Aveva una mente piena di luce, ora. Di luce e aria pulita.”