
Demian è un romanzo di formazione del grande scrittore tedesco Hermann Hesse. Il giovane Sinclair, delle cui vicende partecipiamo attraverso l’io narrante e profonde riflessioni introspettive, si dibatte fra il bene, rappresentato dal mondo ordinato e sereno dell’ambiente familiare e il fascino del male rappresentato da alcune persone che incontra durante l’adolescenza e anche da elementi che non sono oggettivamente male, come la sessualità, ma rappresentano qualcosa di oscuro per una coscienza in evoluzione.
Alcuni incontri e amicizie sono fondamentali per il percorso di Sinclair, in particolare la frequentazione di Demian, un ragazzo che sembra molto più maturo dei suoi coetanei, e di sua madre Eva, una donna che sembra anch’essa senza età e portatrice di elementi spirituali, forse di un’altra religione che dovrà ancora diffondersi.
Nel corso del romanzo emergono tematiche come amicizia e bullismo, sessualità e amore, la volontà nello studio e la rinuncia ad esso, il conformismo e la differenziazione rispetto alle masse, il bene e il male, con speciale e continuo riferimento al mito religioso di Caino e Abele.
“Non volevo cercare di vivere se non ciò che proveniva spontaneamente da me stesso. Perché era così difficile?”
“La vita di ogni uomo è un cammino verso sé stesso, il tentativo di un cammino, l’accenno di un sentiero. Nessuno è mai riuscito a essere sempre e completamente sé stesso, eppure ognuno cerca di divenirlo, chi oscuramente, chi luminosamente, ognuno come può. Ciascuno porta con sé fino alla fine residui della sua nascita, umori e involucri di un mondo primigenio. Alcuni non diventeranno mai uomini: resteranno rana, lucertola, formica. Qualcuno è uomo sopra e pesce sotto, ma tutti sono un empito della natura verso l’uomo”.
Proporrei il romanzo come lettura ad alta voce in classi della secondaria di secondo grado, a partire da una seconda, se la classe appare pronta a un percorso che offre molteplici riflessioni introspettive.
