Il protagonista del romanzo, chiamato “viaggiatore del tempo“, scienziato sperimentatore di fine ‘800, racconta a un gruppo di intellettuali, fra cui due giornalisti, un medico e pochi scienziati illuminati, la sua prima avventura di viaggio con la macchina del tempo, che aveva da poco costruito. Il viaggiatore era volato nel futuro, nell’802.000 e oltre, e scopre come si sarebbe evoluta l’umanità. Essa gli appare innanzitutto divisa in due forme, entrambe degradate, ma in modi diversi: una parte è più forte e furba, vive sottoterra e uccide gli umani delicati e più indifesi che vivono sul suolo. Entrambi i tipi umani sono degradati nell’intelligenza e nelle conoscenze. “Esiste una legge di natura che tutti sottovalutiamo: quella per cui la versatilità intellettuale serve a compensare l’instabilità della fortuna, i pericoli, i guai. Un animale in totale armonia col proprio ambiente rappresenta sempre un meccanismo perfetto. La natura non ricorre mai all’intelligenza prima che l’abitudine e l’istinto perdano efficacia. Dovoe non c’è cambiamento, e non c’è necessità di cambiamento, non c’è neanche intelligenza. Posseggono un’intelligenza soltanto quegli animali che devono soddisfare molte necessità e affrontare molti pericoli”. Romanzo di fantascienza affascinante per la storia e per le congetture sull’evoluzione dell’uomo. In alcuni punti maggiormente riflessivi, lo stile tende al saggistico e la storia di disperde in particolari non sempre funzionali alla domanda drammatica, ma nel complesso è una lettura gradevole e interessante. Le domande drammatiche che attraversano il romanzo sono essenzialmente due: come il protagonista riesce a tornare al presente? dato che gli umani del sottosuolo gli avevano rubato la macchina del tempo.; come si evolve l’umanità nel corso del tempo e le ipotesi di involuzione mosse dallo scrittore, molto interessanti. Consiglierei questo romanzo a partire dal primo biennio delle secondarie di secondo grado, per la lettura individuale, genere fantascienza.