L’albo “Un rifugio dentro di me”, di Anne Booth e David Litcfield, è ispirato alle parole di Etty Hillesum sulla tristezza: “Date al dolore tutto lo spazio e il rifugio dentro di voi che si merita, perché se ciascuno sopporterà il dolore con onestà e coraggio, la pena che ora affligge il mondo si attenuerà. Ma se, invece, riserverete lo spazio dentro di voi all’odio e alla vendetta – da cui nascerà nuvo dolore – allora la pena, in questo mondo, non cesserà mai. Se avrete dato al dolore lo spazio che esso richiede, allora potrete veramente affermare: com’è bella e ricca la vita!”.

La tristezza ha arti lunghi e stilizzati e il corpo è un batuffolo di fili argentei. Tristezza è personificata, può avere bisogni e desideri: sedersi, correre, stare in compagnia o in solitudine, guardare dalla finestra e rimanere in silenzio. Il ragazzo, protagonista dell’albo, la accoglie e la contiene nel rifugio che costruisce per lei, a contatto con la natura, in modo che essa possa riaffacciarsi sulla bellezza della vita, insieme a lui, quando sarà il momento.
