Impariamo a “vedere veramente” e a descrivere

Lettura in classe.

Biciclette in Emilia, di Cesare Zavattini, da “Apoteosi della biciclette”, brano tratto dall’antologia di Italo Calvino “Dalla favola al romanzo”.

La strada è una miniera inesauribile per chi usa la penna come una macchina fotografica e cerca di fissare sulla carta le cose che vede. Possono essere fatti eccezionali, grandi o piccoli, oppure aspetti di tutti i giorni. E sono proprio le cose che abbiamo sempre sotto gli occhi le più difficili da “vedere” veramente.

   Ecco come Cesare Zavattini (1902 – 1989), uno scrittore italiano contemporaneo (e anche autore dei soggetti di molti dei nostri film neorealisti) ci parla delle biciclette della sua regione.

Chi ne fosse capace, potrebbe fare un ritratto dell’Emilia col parlarvi esclusivamente delle biciclette. Infatti, anche se ce ne sono in tutto il mondo, sembra qui la loro sede più naturale, soprattutto nella Bassa padana dove all’improvviso escono a sbuffi da una carraia, da una cooperativa, da una scuola.

    Basta che un passaggio a livello si schiuda per pochi minuti e subito vi si affollano decine e decine di questi veicoli: i viaggiatori delle littorine locali fanno in tempo, prima di essere portati troppo lontano, a vedere le sbarre che si alzano e lo stuolo dei ciclisti rimettersi in modo tutti insieme senza fretta, con i loro cappelloni di paglia, sporchi di verderame, i golfini rossi, confezionati specialmente a Carpi, i gilè sui quali si può ancora vedere il festone di una catena d’orologio.

    Come i carabinieri, così i ciclisti padano vanno volentieri a due a due, cioè un ciclista si appaia spesso e volentieri a un altro contravvenendo alle leggi del traffico, e anche le più folte comitive di ciclisti si compongono e si scompongono secondo questo bisogno di parlare, di comunicare, che è la nota socievolezza emiliana, la quale trasforma anche l’aria in un luogo chiuso e i sellini delle biciclette in sedie casalinghe.

   E interminabili file di biciclette non ci sono solo per andare alle sagre nei paesi limitrofi, resi ancor più limitrofi dalla facile pianura, ma anche dietro un funerale con qualche fiore sul manubrio.

Cesare Zavattini, Apoteosi della bicicletta

Che cosa notiamo?

In quale epoca è ambientato secondo voi questo testo? Da che cosa lo capiamo?

Quali sono termini che non comprendiamo? Cerchiamone il significato e poi rileggiamo.

Per esempio

  • carraia
  • Littorina
  • Festone dell’orologio del gilè;
  • Limitrofo

Scrivi sul quaderno la frase che ti colpisce di più per la vividezza dell’immagine che suggerisce.

Prova poi a guardare da una finestra che scegli: la finestra è la cornice di un paesaggio e di una storia. Che cosa raccontano, in quel momento?

Suggerimenti di scrittura:

Dalla finestra di/del/della… vedo…

A terra c’è/ci sono…

La vegetazione è…

Passa…

Il cielo è…

Io provo…

In seguito faremo revisione del testo con i nostri prontuari e poi condivideremo in classe, nella seconda parte dell’ ora di grammatica.