Dalla rivoluzione iraniana del 1978 raccontata da Kapucinski a partire dalle foto, in Shah in shah, alle rivolte attuali che racconteremo con le immagini- testo espositivo – educazione civica (diritti umani)

In seconda – istituto tecnico – abbiamo cominciato un percorso di educazione civica a proposito dei diritti inalienabili dell’uomo e del loro progredire nello spazio e nel tempo. Abbiamo quindi collegato il nostro discorso alle rivolte iraniane attuali, che in futuro racconteremo partendo dalle immagini dei ribelli al regime che vi si oppongono con coraggio, compresi calciatori e altri sportivi. Il nostro modello espositivo sarà R. Kapuscinski, di cui leggiamo alcune pagine del reportage “Shah in Shah” sulla rivoluzione in Iran della fine degli anni ’70. Queste pagine ci aiuteranno sia a comprendere i mutamenti storici di cui si parla, sia a ispirarci nella costruzione di nuovi testi espositivi che partano da immagini, per parlare delle rivolte attuali contro la Repubblica islamica iraniana.

Le rivolte in Iran – Shah in Shah

Nei prossimi giorni leggeremo alcune pagine del reportage di guerra “Shah in shah” di Ryszard Kapuscinski, che riguarda la rivoluzione iraniana degli anni che vanno dal 1978 al 1980, nei quali nacque l’attuale regime politico della repubblica islamica in Iran.

Di seguito il link di un articolo del sito SPI storia politica informazione.

Leggiamo – ascoltiamo con attenzione e appuntiamo parole e frasi chiave, che potremo inserire come sfondo del nostro lavoro di racconto delle rivolte attuali, collegate alle rivolte del passato, dal punto di vista storico.

https://sites.google.com/view/spistoriapoliticainformazione/le-mille-e-una-notte/la-rivoluzione-iraniana?pli=1

    In quegli anni, un grande giornalista e scrittore di reportage polacco, Ryszard Kapuscinski, seguiva la guerra e ne scrisse nel libro “Shah in Shah”. Ne leggeremo alcune pagine perché quegli episodi sono anche alla base dell’attuale storia Iraniana, in cui ci sono rivolte interne in corso.

Kapuscinski partiva dalla descrizione di alcune foto, che nella traduzione italiana non abbiamo, per poi raccontare la rivoluzione dell’epoca.

Noi potremo osservare i testi che leggeremo di quel reportage, per scriverne uno nostro sulle rivolte attuali, avendo i brani di “Shah in shah” come testi mentori.

Chiuso nella stanza di un albergo ormai deserto di Teheran, Ryszard Kapuściński cerca di ricavare un senso dalla massa di appunti, fotografie e registrazioni che ha accumulato durante il suo lungo soggiorno in Iran. In un libro appassionante, in cui la cronaca diviene storia senza perdere nulla della sua umana immediatezza, il famoso reporter ricostruisce il lento ma inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla rivoluzione khomeinista: l’incerta ascesa al potere dello scià, la sua euforica prepotenza in seguito alle scoperte petrolifere, il clima di terrore e repressione instaurato dalle brutali forze di polizia della Savak e il progressivo rifugiarsi del popolo nelle moschee, tra le braccia dei mullah e dell’islam, unica istituzione ritenuta in grado di proteggere dalla violenza cieca del potere centrale di Teheran. (cit. dalla presentazione del libro della casa editrice Feltrinelli).

Dal libro reportage di Kapuscinski.

Fotografia 12

Ecco un aereo della Lufthansa all’aeroporto Mehrabad di Teheran. Sembra una foto pubblicitaria, ma qui la pubblicità non serve, i posti essendo sempre tutti prenotati.

L’aereo decolla ogni mattina da Teheran per atterrare verso mezzogiorno a Monaco. Limousine in affitto conducono i viaggiatori a pranzo in ristoranti di classe. Nel pomeriggio lo stesso aereo riconduce i passeggeri a Teheran per l’ora di cena. È uno svago abbastanza a buon mercato: duemila dollari a testa, semplici spiccioli per chi sta nelle grazie dello scià, Sono le basse sfere del palazzo che volano a Monaco per il pranzo: i veri signori non sempre hanno voglia di affrontare le fatiche di un viaggio tanto lungo. Per loro arriva un aereo Air France che gli consegna un pranzo de parigino Chez Maxim’s, cuochi e camerieri compresi.

   Ma capricci del genere non sono niente di eccezionale, restano sciocchezze a paragone delle cifre vertiginose accumulate da Mohammed Reza e dai suoi intimi. Agli occhi dell’iraniano medio, la Grande Civiltà, ossia la Rivoluzione dello Scià e del Popolo, si configura soprattutto come una Grande Rapina praticata dall’élite. Chiunque ha il potere ruba. Chi occupa una carica e non ruba si fa il vuoto intorno, viene sospettato di essere una spia mandata a scoprire quanto rubino gli altri, per poi riferirlo al nemico, avido di informazioni del genere. Gente come quella guasta la festa e viene fatta fuori alla prima occasione. È il mondo alla rovescia, il capovolgimento dei valori. Chiunque voglia restare onesto viene considerato un informatore prezzolato. Chi ha le mani pulite le deve nascondere: la purezza ha qualcosa di vergognoso, di ambiguo. Più si sale, più le tasche sono gonfie.

    Chiunque voglia costruire una fabbrica, iniziare un’attività o coltivare cotone, deve offrire una quota degli utili alla famiglia dello scià oppure a uno  dei dignitari, ed essere ben felice di pagarla, visto che senza il benestare della corte non si fanno affari. Non esiste ostacolo che denaro e relazioni non possano superare. L’influenza si compra, dopodiché la si usa per accrescere il capitale.

    È difficile farsi un’idea del fiume di soldi che affluisce nelle casse dello scià, della sua famiglia e di tutta l’élite cortigiana. I parenti dello scià intascano tangenti da oltre cento milioni di dollari; nel solo Iran gestiscono dai tre ai quattro miliardi di dollari, ma il grosso del capitale si trova nelle banche estere. Primi ministri e generali prendono bustarelle dai venti ai cinquanta milioni di dollari. Per le cariche inferiori le tangenti sono più modeste, ma non per questo inesistenti, anzi. Con l’aumento dei prezzi aumentano anche le tangenti: la gente si lamenta di dover sacrificare una parte sempre maggiore dei propri guadagni al moloch (divinità)  della corruzione.

   Nell’antico Iran vigeva l’usanza di vendere all’asta le cariche pubbliche. Lo scià stabiliva un prezzo base per il posto di governatore, che veniva assegnato al miglior offerente, Una volta insediato, il governatore spremeva i sudditi per recuperare (con gli interessi) il denaro pagato allo scià. Adesso l’usanza rivive sotto altra forma: il sovrano compra la gente incaricandola di negoziare grossi contratti, soprattutto militari: un’operazione che frutta provvigioni favolose, parte delle quali vanno alla famiglia dello scià. È un vero bengodi (paradiso) soprattutto per generali e militari: insieme alla Savak, sono quelli che ricavano più soldi dalla Grande civiltà. I generali, poi, si riempiono le tasche senza scrupoli. Il capo della marina militare, contrammiraglio Ramzi Abbas Atai, usa la flotta per trasportare merce di contrabbando fra Dubai e Iran. Dalla parte del mare l’Iran è indifeso, la sua flotta sta nel porto di Dubai, dove il  contrammiraglio carica sul ponte automobili giapponesi.

   Lo scià, occupato com’è a costruire la quinta potenza mondiale per mezzo di Rivolzuione Civiltà e Progresso, non ha tempo per operazioni di così poco conto. I miliardi del monarca affluiscono in modo molto più semplice. Lo scià è l’unico a esercitare il controllo sulla contabilità dell’Anglo- Iranian Oil Company, con òpiena facoltà di decidere come distribuire i petroldollari. Il confine tra le tasche del monarca e le casse dello stato resta sempre vago e confuso. Diciamo che, per quanto oppresso dalla mole dei suoi doveri, lo scià non dimentica neanche per un attimo il suo forziere privato e depreda il paese in tutti i modi possibili e immaginabili.

    Che ne è delle immense fortune ammassate dai favoriti dello scià? Di solito vengono collocate in banche estere.

 Già durante il 1958 nel senato americano era scoppiato uno scandalo: qualcuno aveva scoperto che il denaro inviato dall’America per alleviare la miseria iraniana era tornato negli Stati Uniti sotto forma di somme accreditate su conti bancari privati dello scià, dei suoi famigliari e fiduciari. Ma non appena l’Iran scatena la sua grandiosa operazione petrolifera, ossia dal momento dei grandi rialzi, nessun senato straniero ha più il diritto di interferire negli affari interni del regno e il fiume di dollari può tranquillamente defluire dal paese verso banche straniere, sì, ma fidate. In quelle banche l’élite iraniana versa ogni anno, sui propri conti privati, oltre due miliardi di dollari, che nell’anno della rivoluzione superano i quattro. Si tratta di un saccheggio del paese su scala difficilmente immaginabile: si può esportare tutto il denaro che si vuole senza ombra di controllo o di limitazioni, è sufficiente riempire un assegno. Non basta: somme enormi vengono esportate per finanziare brevi menù regali e svaghi, nonché per comprare intere strade folte di ville e condomini, alberghi, cliniche private, casinò e ristoranti di Londra, Francoforte, San Francisco, Costa Azzurra.

    Queste colossali fortune permettono allo scià di creare una nuova classe, finora ignorata da storici e sociologi: la petrolborghesia. Fenomeno sociale inconsueto, la petrolborghesia non produce niente e si dedica unicamente al consumismo più sfrenato. L’accesso a questa classe non avviene attraverso una lotta sociale (contro il feudalesimo o una concorrenza (industriale e commerciale) , bensì attraverso la lotta e la concorrenza per entrare nelle grazie dello scià. La promozione può avvenire in un giorno o anche in un minuto: basta che il sovrano dica una parola, oppure ce apponga una firma. Vengono promossi quelli che allo scià fanno più comodo, i più pronti a lusingarlo, a convincerlo della propria lealtà e sottomissione. Sono queste le qualità necessarie, le altre non servono a niente.

    Un’intera classe di parassiti si appropria rapidamente di buona parte delle entrate petrolifere dell’Iran, diventando padrona del paese. A costoro tutto è permesso, poiché da un lato appagano il principale bisogno dello scià, quello di essere adulato, e dall’altro gli infondono il senso di sicurezza che tanto gli manca. Adesso lo scià è circondato da un esercito armato fino ai denti e da una folla di gente che, ammirata, esulta alla sua vista. Lui non si è ancora reso conto che si tratta di un’apparenza quanto mai fragile e illusoria, ma intanto la petrolborghesia regna alla grande.

La compone una strana accozzaglia di alta burocrazia militare e civile, di cortigiani con le loro famiglie, di grossi speculatori e usurai, oltre a una vasta categoria di individui indefinibili, privi di una vera professione o di un impiego preciso. Difficili da qualificare, hanno tutti una posizione, un patrimonio e grosse influenze.

    Come mai? Domando. La risposta è sempre la stessa: si tratta di un uomo dello scià. Non occorre altro. La caratteristica di questa classe che più fa infuriare una società attaccata alle tradizioni nazionali come quella iraniana è il suo snaturamento. Tutte queste persone si vestono a londra e a New York (le signore preferiscono Parigi), trascorrono il tempo libero nei club americani di Teheran e mandano i figli a studiare all’estero. La simpatia di cui godono in Europa e in America è inversamente proporzionale all’antipatia suscitata in patria. Nelle loro eleganti ville ricevono ospiti stranieri in visita in Iran, ai quali spiegano il paese (che spesso essi stessi non conoscono affatto). Hanno modi raffinati e parlano le lingue della buona società: come stupirsi che gli europei ricerchino di preferenza la loro compagnia? Ma si tratta di incontri fuori della realtà, così come le loro ville sono fuori dal vero Iran, quell’Iran che sta per prendere la parola e sorprendere il mondo. La classe in questione, guidata dall’istinto di conservazione, sente oscuramente che la sua carriera sarà breve quanto rapida. Per questo tiene sempre le valigie pronte, esporta denaro all’estero e acquista proprietà in Europa e in America. Intanto i soldi non mancano, e una parte della fortuna può venir impiegata a vivere comodamente anche in Iran.  A Teheran cominciano a sorgere quartieri di gran lusso, di un comfort e una ricchezza che lasciano a bocca aperta i visitatori. I prezzi di certe case ammontano a milioni di dollari.

    Tutto questo accade in una città dove, poche strade più in là, intere famiglie vivono stipate in pochi metri quadrati, senza luce né acqua. Se almeno tutto quel consumismo privilegiato, tutta quell’abbuffata si svolgessero con un minimo di discrezione! Prendi, metti via e chi s’è visto s’è visto; abbuffati pure, ma almeno tira le tende; fatti pure la villa, ma in mezzo a un bosco per non scandalizzare la gente. Figurarsi? Qui bisogna stupire, lasciare senza fiato, esibire, accendere luminarie, abbagliare, buttare la gente in ginocchio, schiacciarla e annientarla con la propria ricchezza. Che gusto c’è a tenere nascosta la roba che si possiede, costringendo la gente a chiedersi se quella ricchezza ci sia o non ci sia: c’è chi dice di sì, c’è chi dice di no, ne hanno sentito parlare, ma nessuno sa niente di sicuro. Eh no, possedere così è come non possedere affatto. Possedere significa sbandierarlo ai quattro venti, chiamare gente a raccolta perché veda e ammiri fino a farsi uscire gli occhi dalla testa. E infatti, sotto gli occhi di una folla sempre più ostile, la nuova classe ostenta una dolce vita iraniana di una sfrenatezza, di un’avidità e di un cinismo senza limiti, che finiranno per provocare un incendio nel quale quella classe perirà insieme al suo protettore e inventore.

Osservazioni e attività:

  1. L’autore si esprime con parole e verbi concreti, frasi lineari e alcune similitudini e metafore per chiarire al meglio informazioni e concetti; individua alcuni di questi elementi e sottolineali.

Sembra una foto pubblicitaria, ma qui la pubblicità non serve, i posti essendo sempre tutti prenotati.

L’aereo decolla ogni mattina da Teheran per atterrare verso mezzogiorno a Monaco. Limousine in affitto conducono i viaggiatori a pranzo in ristoranti di classe. Nel pomeriggio lo stesso aereo riconduce i passeggeri a Teheran per l’ora di cena. È uno svago abbastanza a buon mercato: duemila dollari a testa, semplici spiccioli per chi sta nelle grazie dello sci.  Sono le basse sfere del palazzo che volano a Monaco per il pranzo: i veri signori non sempre hanno voglia di affrontare le fatiche di un viaggio tanto lungo. Per loro arriva un aereo Air France che gli consegna un pranzo de parigino Chez Maxim’s, cuochi e camerieri compresi.

Parole concrete;

verbi attivi e concreti;

Dettagli particolari;

similitudini:

metafore.

  • Interrogativo che focalizza l’attenzione del lettore: che cosa noti in merito?

Che ne è delle immense fortune ammassate dai favoriti dello scià? Di solito vengono collocate in banche estere.

Come ti sembra la risposta: lunga e dispersiva oppure netta e precisa? Qual è l’effetto che provoca nel lettore?

  • Paragrafo che descrive la nascita di una nuova classe sociale in Iran: la petrolborghesia.

 Prova a riassumere il seguente paragrafo in poche righe riportando le informazioni principali:

Queste colossali fortune permettono allo scià di creare una nuova classe, finora ignorata da storici e sociologi: la petrolborghesia. Fenomeno sociale inconsueto, la petrolborghesia non produce niente e si dedica unicamente al consumismo più sfrenato. L’accesso a questa classe non avviene attraverso una lotta sociale (contro il feudalesimo o una concorrenza (industriale e commerciale) , bensì attraverso la lotta e la concorrenza per entrare nelle grazie dello scià. La promozione può avvenire in un giorno o anche in un minuto: basta che il sovrano dica una parola, oppure ce apponga una firma. Vengono promossi quelli che allo scià fanno più comodo, i più pronti a lusingarlo, a convincerlo della propria lealtà e sottomissione. Sono queste le qualità necessarie, le altre non servono a niente.

    Un’intera classe di parassiti si appropria rapidamente di buona parte delle entrate petrolifere dell’Iran, diventando padrona del paese. A costoro tutto è permesso, poiché da un lato appagano il principale bisogno dello scià, quello di essere adulato, e dall’altro gli infondono il senso di sicurezza che tanto gli manca. Adesso lo scià è circondato da un esercito armato fino ai denti e da una folla di gente che, ammirata, esulta alla sua vista. Lui non si è ancora reso conto che si tratta di un’apparenza quanto mai fragile e illusoria, ma intanto la petrolborghesia regna alla grande.

La compone una strana accozzaglia di alta burocrazia militare e civile, di cortigiani con le loro famiglie, di grossi speculatori e usurai, oltre a una vasta categoria di individui indefinibili, privi di una vera professione o di un impiego preciso. Difficili da qualificare, hanno tutti una posizione, un patrimonio e grosse influenze.

    Come mai? Domando. La risposta è sempre la stessa: si tratta di un uomo dello scià. Non occorre altro. La caratteristica di questa classe che più fa infuriare una società attaccata alle tradizioni nazionali come quella iraniana è il suo snaturamento. Tutte queste persone si vestono a londra e a New York (le signore preferiscono Parigi), trascorrono il tempo libero nei club americani di Teheran e mandano i figli a studiare all’estero. La simpatia di cui godono in Europa e in America è inversamente proporzionale all’antipatia suscitata in patria. Nelle loro eleganti ville ricevono ospiti stranieri in visita in Iran, ai quali spiegano il paese (che spesso essi stessi non conoscono affatto). Hanno modi raffinati e parlano le lingue della buona società: come stupirsi che gli europei ricerchino di preferenza la loro compagnia? Ma si tratta di incontri fuori della realtà, così come le loro ville sono fuori dal vero Iran, quell’Iran che sta per prendere la parola e sorprendere il mondo. La classe in questione, guidata dall’istinto di conservazione, sente oscuramente che la sua carriera sarà breve quanto rapida. Per questo tiene sempre le valigie pronte, esporta denaro all’estero e acquista proprietà in Europa e in America. Intanto i soldi non mancano, e una parte della fortuna può venir impiegata a vivere comodamente anche in Iran.  A Teheran cominciano a sorgere quartieri di gran lusso, di un comfort e una ricchezza che lasciano a bocca aperta i visitatori. I prezzi di certe case ammontano a milioni di dollari.

  • Paragrafo costruito su un confronto:

Tutto questo accade in una città dove, poche strade più in là, intere famiglie vivono stipate in pochi metri quadrati, senza luce né acqua. Se almeno tutto quel consumismo privilegiato, tutta quell’abbuffata si svolgessero con un minimo di discrezione!

Inserisci gli elementi principali di questo confronto

            

Proseguiremo con la lettura di un altro brano del libro reportage e poi elaboreremo un nostro racconto creativo della rivoluzione e delle rivolte attuali, con parole chiave della passata rivoluzione, altre che riguardano il momento attuale e poi racconti che partano dalle immagini. Le incolleremo su grandi cartelloni, che avranno per sfondo le parole chiave, e li esporremo nella nostra aula.