Una sfida o una possibilità interessante?

Senza libro di letteratura, si potrebbe lavorare maggiormente e in modo più proficuo sui testi di ciascun autore, rendendo i ragazzi attivi nell’incontro con l’opera. Ovviamente bisognerebbe dare le indicazioni per inquadrare storicamente l’autore studiato, andando in ordine; poi alcune essenziali informazioni sulla vita; e indicazioni per dedurre dalle opere altre informazioni utili, per comprendere i valori e la poetica dello scrittore.
Per il resto un lavoro massiccio di comprensione e scoperta, sui testi o anche su un solo testo che riteniamo importante per l’epoca. Ma senza il lungo apparato di interpretazioni e rispote pronte di un libro di letteratura.
Ogni tanto potrà capitare che di fronte a un testo gli studenti sbaglino – e un errore grossolano di interpretazione sarà evidenziato da una prova del testo – oppure che non abbiano nulla da dire – quindi si possono orientare delle attività di indagine, con organizzatori grafici o con domande aperte.
Ogni tanto, farei leggere anche brevi testi di critica su un’opera, proponendoli però come testi modello, per capire insieme agli studenti come sono strutturati e come potremmo ispirarci per una nostra attività di riflessione e scrittura su un testo.
Per arricchire la riflessione sull’argomento, vi rimando al libro “Cosa possiamo fare con il fuoco?”, di Mario Barenghi; in particolare il capitolo III, “Perché si legge?”. Ve ne riporto un passo che ritengo cruciale.
“Nel processo di formazione del lettore interviene, inevitabilmente, la scuola.. Purtroppo l’insegnamento scolastico della letteratura tende spesso a relegare l’allievo in una posizione passiva. Anziché incoraggiarlo a indagare e interrogare l’opera, gli si chiede di riconoscere nell’opera ciò che altri vi ha già trovato prima di lui. Il sintomo più vistoso di questa perversione educativa è costituito dalle tante edizioni commentate in cui il commento fagocita il testo, sovraccaricandolo di una torva pletora di discorsi secondari. Sul testo, degradato a pretesto didattico, pullula una vegetazione parassitaria di considerazioni storiche, linguistiche, ideologiche, sociologiche, narratologiche.
Non c’è più spazio per porre domande: le risposte sono già tutte lì.O, peggio, ci sono le domande, tante domande alle quali bisogna rispondere (dalla 1 alla 5, per lunedì prossimo) e s’intende che la risposta giusta è una sola. Così, velato, offuscato, occultato dagli apparati critici, nonché affaticato e sgualcito ddall’accumulo di domande forzose, il testo perde ogni freschezza. Non si presta più ad alcun dialogo: diviene l’oggetto di un compito ingrato ed esoso, inservibile ad altro cbe a ottenere un voto”.
E voi che cosa ne pensate?
