Parliamo di coerenza di un testo, esaminando un paragrafo de Il principe, di Niccolò Machiavelli
Fra gli indicatori delle griglie di valutazione dei testi scritti di italiano, emergono fra gli altri la coerenza e la coesione. Ci chiediamo, quindi, per cominciare: quando un testo è coerente? Ci viene in aiuto un saggio della professoressa Angela Ferrari, “Il testo scritto tra coerenza e coesione”, Franco Cesati editore, ma anche, come sempre, la lettura dei classici della letteratura.
La coerenza del testo si verifica quando esso è unitario, ossia porta avanti un certo argomento, che espande nei vari paragrafi; è continuo, ossia i vari enunciati sono collegati gli uni con gli altri; è progressivo, ossia ogni enunciato aggiunge una nuova informazione o riflessione.
Leggiamo e poi individuiamo il primo paragrafo del testo “L’ importanza della fortuna”, del capitolo XXV de Il principe di Machiavelli. Il paragrafo è composto da una serie di enunciati, ossia periodi concentrati su una certa informazione o riflessione. L’enunciato è il mattone con cui si costruiscono i paragrafi e poi l’intero testo.
Quantum fortuna in rebus humanis possit, et quomodo illi sit occurrendum
- E’ non mi è incognito come molti hanno avuto e hanno opinione che le cose del mondo sieno in modo governate dalla fortuna e da Dio, che li uomini con la prudenzia loro non possono correggerle, anzi non vi abbino remedio alcuno; e per questo potrebbero iudicare che non fussi da insudiciare molto nelle cose, ma lasciarsi governarer alla sorte. 2) Questa opinione è suta più creduta ne’ nostri tempi per le variazione grande delle cose che si sono viste e veggonsi ogni dì, fuora di ogni umana coniettura. 3) A che pensando io qualche volta, mi sono in qualche parte inclinato nella opinione loro. 4) Nondimanco, perché il nostro libero arbitrio non sia spento, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi. 5) E assimiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi che, quando si adirano, allagano e’ piani, ruinano li arbori e li edifizi, lievano da questa parte terreno, pongono da quell’altra: parte ostare. 6) E, benché sieno così fatti, non resta però che gli uomini, quando sono tempi queti, non vi potessino fare provedimento e con ripari e con argini: in modo che, crescendo poi, o eglino andrebbono per uno canale o l’impeto loro non sarebbe né sì dannoso né sì licenzioso. 7) Similmente interviene della fortuna, la quale dimostra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle: e quivi volta e’ sua impeti, dove la sa che non sono fatti gli argini né e’ ripari a tenerla.
8) E se voi considerrete la Italia, che è la sedia di queste variazioni e quella che ha dato loro il moto, vedrete essere una campagna sanza argini e sanza alcuno riparo: che, s’ella fussi riparata da conveniente virtù, come è la Magna, la Spagna e la Francia, o questa piena non avrebbe fatto le variazioni grande che la ha, o la non ci sarebbe venuta. 9) E questo voglio basti aver detto, quanto allo opporsi alla fortuna, in universali.
- L’ argomento di cui si parla dà unità al testo.
Qual è l’argomento di cui parla il primo paragrafo del capitolo XXV de Il principe?
- L’argomento affrontato in un paragrafo, viene espresso in genere in un enunciato regista, detto anche “frase regista”, che spesso – ma non sempre – è posto all’ inizio.
Nel testo di Machiavelli, secondo te qual è la frase regista?
- Ora rileggiamo gli enunciati del paragrafo scelto e individuiamo le congiunzioni e le espressioni che li collegano e le scriviamo all’ inizio di un elenco che compiliamo. Annotiamo anche le congiunzioni connettive che iniziano nuovi enunciati dopo un punto fermo.
Dopo la riflessione e il lavoro a coppie sui tre quesiti, ci confronteremo in plenaria su quanto emerso.
Sperando di esservi stata utile per un nuovo sentiero, vi saluto cordialmente.